FAUSTO DE POI

GRAVEL

DA SOSPIROLO (BL) AL NEPAL: 10.000 KM IN BICICLETTA PER PORTARE IL MIO CONTRIBUTO A UN GRANDE POPOLO

Ciao a tutti,

Mi chiamo Fausto De Poi e di professione faccio… l’imbianchino. Sono nato a Sospirolo (BL) 39 anni fa e ormai sono vicinissimo alla soglia fatidica degli “anta”.

Nato e cresciuto in un piccolo Paese della Provincia di Belluno, lo scorso 15 luglio sono partito da Sospirolo in bicicletta per raggiungere il Nepal. Solo io, la mia  Verdolina (il nome che ho voluto dare alla mia bicicletta) e uno zaino di 50 Kg che mi ha tenuto compagnia negli oltre 10.000 Km da percorrere. Vi starete chiedendo il perché di tutto questo. Facciamo quindi un piccolo passo indietro.

2011, Natale in Lantang, Nepal.

É il mio secondo grande viaggio, un anno prima per 10 mesi il Sud Est asiatico aveva riempito i miei occhi, narici, timpani di un mondo nuovo: l’Oriente. Colori, religione scalza per le strade, calma, petali di fiori, ristoranti privi di pareti, grandi insegnamenti, la Cambogia e quelle mine ancora vive, cattiveria umana, errori, ancora. Vietnam e i musei, denuncia e raccolta dei regali di un’America superba. Aratri, buoi e bambini, ciotole di riso, magnificenze architettoniche. Sorriso e tempo di star seduti all’uscio delle porte a raccontarsi com’è andata. Induisti, buddisti, musulmani, all’improvviso mi sembrava di aver aperto gli occhi per la seconda volta. Le grandi verità della società in cui ero cresciuto qui erano scomparse, forse non scomparse ma svalorizzate. “Il paese del sorriso” anche così vengono chiamati questi luoghi e ora a pensarci ricordo bambini sdentatissimi, scalzi e con un buon profumo di capretta spaccarsi in due dalle risate. Contagioso. Che bel contagio…

Nemmeno un anno dopo ho di nuovo un bagaglio, un biglietto, altri mesi da spendere e regalare; Nepal, India, Sri Lanka: Oriente. Scendo dall’aereo e c’è Kathmandu, non è ciò che ti aspetti: c’è gente, troppa, clacson, inquinamento, non le vedi le montagne dalla città, eppure c’è qualcosa nelle sue vie, una polvere invisibile che fa bene all’anima. Non so ma c’è. Valli enormi, altitudini, le montagne epiche, “il Tetto del Mondo”, ma è ai loro piedi che il mio cuore si impiglia in quel 2011, perché è amore ciò che mi unisce al Nepal e a un piccolo villaggio di nome Lantang.

Nel 2015, il 25 aprile, suona il telefono, Marta è in lacrime, lei che è stata compagna di questi viaggi: “Accendi la tv, il Nepal” – fa una pausa – “il Langtang non esiste più”.

9000 persone, sogni, paure, un terremoto, il secondo di sempre per grandezza, non si è curato di nulla e si è preso tutto. C’è silenzio. Una voce sola dentro di me “fai quel poco che puoi, vai, dai una mano”. 
Così il 26 aprile 2016, un anno dopo, atterro di nuovo a Kathmandu. La terra trema eccome da queste parti, una notte ogni tre ci troviamo in strada. C’è paura, nessuno si piange addosso, ci si rimbocca le maniche per il domani. Lo farò anche io per cinque mesi in un piccolissimo villaggio, Waku. Non ci sono mai stato, ma che importa, lassù c’è bisogno: si costruisce una scuola, culla di tutte le possibilità. Nè strada, nè corrente: mani, grandi uomini, sorrisi. Sono il solo a non essere nepalese lassù, ma dopo poco ho un nome nuovo, vengo invitato a matrimoni, riti religiosi, imparo qualche parola e il mio mondo cambia di nuovo: imparo umiltà, forza e gentilezza nelle forme più raffinate.

“Siamo contenti che è venuto il terremoto perché con lui sei arrivato tu”. GIGANTESCHI.

Ecco perché questo viaggio in bici. Mi sono fatto delle domande ed è emerso che non ho una testa grandiosa (la uso pochissimo), ma i miei genitori mi hanno dato in dono il cuore. Poi ho pensato che anche il fisico è messo ancora abbastanza bene. 
A supportarmi c’è l’ASSOCIAZIONE GIULIANO DE MARCHI PER IL NEPAL ONLUS. Da anni questa limpida associazione bellunese si dedica a questo popolo e, meglio di me, saprà gestire eventuali offerte.

Novembre 2018

Da quel fatidico 15 luglio sono ormai trascorsi 4 mesi ma finalmente posso dire di essere arrivato in… Nepal :). E’ stato un viaggio emozionate e fantastico sotto tutti i punti di vista. Non sono di certo mancate difficoltà, paure, colpi di scena, pianti… ma soprattutto tante emozioni. Ma alla fine eccomi qui.

Ho attraversato 13 Stati (Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Cina, Tibet e Nepal).

L’accoglienza in quasi tutti questi Paesi è stata fantastica ma allo stesso tempo sorprendente: Tantissimi regali, aiuti o anche semplici sorrisi di incoraggiamento. Ho conosciuto persone incredibili, tra le quali una famiglia colombiana incontrata in Georgia, partita 6 mesi fa in bicicletta dalla Spagna e la cui meta non è stata ancora decisa. Oppure quel oligarca kazako, che incontrandomi sulla strada, sporco e stanco come ero, mi ha invitato nella sua villa per permettermi di consumare un pasto e caldo e di riposarmi un paio d’ore prima di ripartire.

E’ incredibile come Verdolina abbia il potere di abbattere ogni barriera.

Quello verso il Nepal è stato un lungo viaggio che mi ha permesso però di conoscermi ancora meglio. Per rispettare la tabella di marcia che ci eravamo dati con il mio “staff”, un gruppo di giovani compaesani che non smetterò mai di ringraziare e che mi ha accompagnato e supportato dall’Italia, dovevo pedalare in media ogni giorno per 120-130 Km. Stanco e stremato alla sera però, dovevo trovare le forze anche per farmi da mangiare, lavarmi ei vestiti, prima di crollare all’interno della mia tenda per una lunga dormita.

L’accoglienza qui in Nepal è stata spettacolare. C’è tanto lavoro da fare qui, ma il sorriso di questa gente mi da una forza straordinaria. A Dicembre inaugureremo, grazie anche ai fondi raccolti durante il viaggio e in primis dall’ASSOCIAZIONE GIULIANO DE MARCHI PER IL NEPAL ONLUS, una scuola che sarà un piccolo ma fondamentale simbolo di rinascita per questi luoghi.

Se volete ripercorrere le intere tappe del mio viaggio potete visitare la pagina Facebook @pedalandoversoilnepal curata dai miei ragazzi, dove troverete tutti gli aneddoti capitati lungo questi 10.000 Km

Un ringraziamento particolare voglio farlo a tutti i miei sponsor, a Selle San Marco per avermi fornito il modello Mantra Supercomfort, che mi ha consentito di resistere in sella alla mia Verdolina per tante ore al giorno.

Il ringraziamento più sentito però va alla mia famiglia, che mi ha sostenuto in questo viaggio, soffrendo in silenzio la mia lontananza ma consapevole che questa era una “pazzia” che valeva la pena di affrontare.

Un saluto a tutti voi e un abbraccio dal Nepal,

Fausto